Speranza
Giorgio Lavelli. Regista (n. Buenos
Aires 1932).
Dopo studi alla scuola di C. Dullin e J. Lecoq, Lavelli si mise in luce con
la visionaria messinscena di "Le marriage" (1963) e "Yvonne, princesse de Bourgogne"
(1965) di W. Gombrowicz.
Estroso e irriverente, Lavelli ha creato spettacoli colorati e
visivamente barocchi nei quali il gusto per l'ironia e l'umorismo non
impediscono il coinvolgimento emotivo.
Particolare attenzione ha prestato alla
drammaturgia contemporanea.
Tra i suoi spettacoli più importanti si ricordano:
"Jeux de massacre" (1970) e
"Le roi se meurt" (1976) di E. Ionesco,
"Doña Rosita la
soltera" di F. García Lorca (1980)
"Une visite inopportune" di Copi (1988)
"Réveille-toi Philadelphie" di F. Billetdoux (1988),
"Greek" (1990) e
"Décadence"
(1995) di S. Berkoff (1990),
"Heldenplatz" di T. Bernhard (1991)
"Comédies
barbares" di G. Tabori (1993)
"Slaves" di T. Kushner (1996)
"Molly Sweeny" di B.
Friel (1997)
"L'ombre de Venceslao" di Copi (1999)
"Le désarroi" de Monsieur
Peters (2002) di A. Mille,
"Rey Lear" di W. Shakespeare (2006)
"Oedipus roi" (2008)
di Sofocle
"El avaro" di Molière (2010).
È anche apprezzato regista di opera
lirica.
È stato direttore del Théâtre nationale de la Colline (1987-96).
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