Friday, March 9, 2012

Vangelo Secondo Marco -- oratorio, Buenos Aires opera house

Speranza


Il "Vangelo secondo Marco", in greco: Κατὰ Μᾶρκον) è il secondo dei quattro vangeli canonici del Nuovo Testamento.

Bach -- annniversary:

1. Il vangelo secondo -- Matteo
2. Il vangelo secondo -- Marco ----- GOLIJOV
3. Il vangelo secondo -- Luca
4. Il vangelo secondo -- Giovanni

Molti studiosi moderni oggi concordano sul fatto che sia stato il primo ad essere scritto, per poi essere usato come fonte per gli altri due vangeli _sinottici_ -- il vangelo secondo Matteo e il vangelo secondo Luca -- in accordo con la teoria della priorità marciana.

"Il vangelo secondo Marco" si tratta di un testo in lingua greca di autore anonimo, che l'antica tradizione cristiana attribuisce a Marco evangelista, anche noto come Giovanni Marco, cugino di Barnaba.

Tale attribuzione trova riscontro anche in altri indizi che sembrano confermare che l'autore fosse un discepolo di Pietro apostolo.

Il "Vangelo secondo Marco" racconta la vita di Gesù dal suo battesimo per mano di Giovanni Battista alla sua resurrezione (o fino alla tomba vuota nella versione corta), ma si concentra principalmente sui fatti dell'ultima settimana della sua vita.

La narrazione concisa rappresenta Gesù come un uomo d'azione, un esorcista, un guaritore e un operatore di miracoli.

Gesù viene chiamato

"figlio dell'uomo",

"figlio di Dio",

e il "Cristo"
(traduzione in greco di "messia").

Due temi importanti del "Vangelo secondo Marco" sono il segreto messianico e la difficoltà dei discepoli nel comprendere la missione di Gesù.

Riguardo al primo aspetto, Gesù ordina frequentemente di mantenere il segreto riguardo aspetti della sua identità e di particolari azioni.

Le difficoltà dei discepoli appaiono invece, ad esempio, nella loro difficoltà nel comprendere le parabole.

-- Gesù ne spiega loro il significato, in segreto (4,13-20, 4,33-34)--

e le conseguenze dei miracoli che egli compie dinanzi a loro.





Il "Vangelo secondo Marco" è composto da 16 capitoli (1,1-16,8) con un'appendice di dodici versetti (16,9-20), considerata appartenente al canone biblico ma aggiunta probabilmente nel II secolo.

L'opera, che tratta delle azioni e della predicazione di Gesù, appare divisa in due blocchi.

Dopo una breve introduzione (1,1-13), il primo blocco (1,14-10,52) narra dell'attività di Gesù in Galilea ed è caratterizzato da tematiche relative al Messia ed al Regno di Dio. Il secondo blocco (11,1-16,8) riguarda la presenza a Gerusalemme ed è improntato al tema del Cristo come figlio di Dio, che muore e resuscita.


Ministero in Galilea

Viaggio a Gerusalemme

Eventi a Gerusalemme

Giovanni Battista (1,1–8,6,14–29)

Battesimo di Gesù (1,9–11)

Le tentazione di Gesù (1,12–13)

La buona novella (1,14–15)

La chiamata di Simone, Andrea, Giacomo e Giovanni (1,16–20)

Cafarnao (1,21–34)

Giro della Galilea (1,35–39)

Il lebbroso e il paralitico (1,40–2,12)

La chiamata del pubblicano (2,13–17)

La domanda sul digiuno (2,18–22)

L'osservanza del sabato (2,23–28)

Gesù guarisce l'uomo dalla mano paralizzata (3,1-6)

Numerose guarigioni (3,7–12)

Gesù sceglie i dodici apostoli (3,13–19,6,7-13)

Gesù e Belzebù (3,20–30)

Madre e fratelli di Gesù (3,31-35)

La parabola del seminatore (4,1–9,13-20)

Lo scopo delle parabole (4,10-12,33-34)

La lampada sul candeliere (4,21–23,9,50)

Il discorso sul giudicare (4,24-25)

La parabola del seme che germoglia da solo (4,26–29)

La parabola del granello di senape (4,30–32)

Gesù calma la tempesta (4,35–41)

Gesù guarisce l'indemoniato di Gerasa (5,1–20)

La risurrezione della figlia di Giairo (5,21–43)

Il fifiuto di Gesù da parte dei nazaretani (6,1–5)

La missione dei dodici apostoli (6,6-13)

La morte di Giovanni Battista (6,14-29)

La moltiplicazione dei pani per cinquemila uomini (6,30–44)

La camminata sull'acqua (6,45–52)

Guarigione del malato di Gennesaret (6,53–56)

Purità e impurità (7,1–23)

Gesù risponde alla fede di una pagana (7,24–30)

Gesù guarisce un sordomuto (7,31–37)

Seconda moltiplicazione dei pani (8,1–9)

I farisei chiedono un segno (8,10–21)

Guarigione del cieco di Betsaida (8,22-26)

La confessione di Pietro (8,27–30)

Figlio dell'Uomo (8,31-33, 9,30-32, 10,33-34)

Discorso sul discepolato (8,34-9,1)

Trasfigurazione di Gesù (9,2–13)

Gesù guarisce un indemoniato (9,14-29)

SECONDO ANNUNZIO
della passione (9,30-32)

Il primo deve essere l'ultimo (9,33-37)

Chi non è contro di noi è per noi (9,38–42)

Avvertimento contro tutto ciò che è motivo di scandalo (9,43-49)

Il ripudio (10,1–12)

Gesù benedice i bambini (10,13-16)

Il giovane ricco (10,17–31)

Gesù predice per la terza volta la passione e la risurrezione (10,32-34)

La domanda dei figli di Zebedeo (10,35–45)

Gesù guarisce Bartimeo, il cieco (10,46–52)

Ingresso a Gerusalemme (11,1–11)

Maledizione del fico (11,12–14,20-24)

Cacciata dei venditori dal Tempio (11,15–19,27-33)

La preghiera e la fede; il perdono (11,25-26)

Dubbio sull'autorità di Gesù (11,27-33)

La parabola dei vignaioli omicidi (12,1–12)

Date a Cesare quello che è di Cesare... (12,13–17)

Dibattito sulla risurrezione (12,18-27)
Il gran comandamento (12,28–34)
Gesù interroga i farisei (12,35-40)
L'offerta della vedova (12,41-44)
Discorso escatologico (13)
La congiura contro Gesù (14,1-2,10-11)
Una donna unge Gesù (14,3–9)
Ultima cena (14,12–26)


Pietro rinnega Gesù (14,27-31,66-72)


Arresto di Gesù (14,32–52)

Processo di Gesù (14,53–65)


Gesù davanti a Pilato (15,1–15)


Crocefissione di Gesù (15,16–41)
Giuseppe di Arimatea (15,42–47)
Tomba vuota (16,1–8)
Apparizioni e ascensione di Gesù (16,9-20)



I manoscritti del Vangelo secondo Marco sono anonimi.

L'antica tradizione cristiana è comunque concorde nell'attribuzione marciana.

Il primo riferimento si ha in Papia che, già all'inizio del II secolo, rifacendosi all'autorità di Giovanni il presbitero, attribuì il testo a Marco, cugino di Barnaba apostolo, che avrebbe trascritto i racconti degli apostoli.

L'opera di Papia è andata perduta, ma il brano è riportato da Eusebio di Cesarea:


«

Anche questo il presbitero era solito dire. Marco, che fu interprete di Pietro, scrisse con cura, ma non in ordine, ciò che ricordava dei detti e delle azioni del Signore. Poiché egli non aveva ascoltato il Signore né era stato uno dei suoi seguaci, ma successivamente, come ho detto, uno di Pietro. Pietro adattava i propri insegnamenti all'occasione, senza preparare un arrangiamento sistematico dei detti del Signore, cosicché Marco fu giustificato a scrivere alcune delle cose come le ricordava. Poiché egli aveva un solo scopo, non tralasciare nulla di quanto aveva ascoltato e di non scrivere nulla di errato. »


(Papia, citato in Eusebio di Cesarea Storia ecclesiastica, 3.39.15)


Ireneo di Lione concordava con questa tradizione,[8] come pure facevavano Origene di Alessandria,[9] Tertulliano,[10] e altri.

Anche Clemente di Alessandria, scrivendo alla fine del II secolo, riportò l'antica tradizione secondo la quale Marco fu invitato da coloro che avevano ascoltato i discorsi di Pietro a Roma a scrivere ciò che l'apostolo aveva detto.

Seguendo questa tradizione,

gli studiosi hanno

generalmente sostenuto che

il vangelo fu composto a Roma.

Tra le proposte alternative recenti vi sono la Siria, Alessandria d'Egitto o, più in generale, all'interno dell'Impero romano.

Tuttavia, alcuni studiosi non accettano la citazione di Papia come una testimonianza affidabile per la storia di questo vangelo, sottolineando come non vi sia una distinta tradizione petrina in Marco.


È stato sostenuto che esiste una sensazione di persecuzione imminente nel vangelo, cosa che potrebbe indicare che fu scritto per sostenere la fede di una comunità minacciata da una persecuzione; poiché la principale persecuzione cristiana dell'epoca avvenne a Roma sotto Nerone, questo è stato considerato un indizio in favore della composizione romana del vangelo.

È stato anche affermato che il vocabolario latinizzato

utilizzato in Marco (ma non in Luca o Matteo) mostra come il vangelo sia stato composto a Roma.

Un altro indizio a favore della composizione capitolina è un brano della Prima lettera di Pietro,

«La chiesa che è in Babilonia, eletta come voi, vi saluta. Anche Marco, mio figlio, vi saluta» (5,13),[15] in cui "Babilonia" è interpretato come un nome derogatorio di Roma, in quanto l'antica Babilonia aveva smesso di esistere nel 275 a.C.

La teoria Roma-Pietro, però, è stata messa in discussione negli ultimi decenni.

Alcuni studiosi ritengono che il Vangelo secondo Marco contenga errori sulla geografia e i costumi della Galilea,[16][17][18] cosa che indicherebbe che l'autore o le sue fonti non conoscevano l'effettiva geografia della regione o i suoi costumi, a differenza del Pietro storico.

In generale, va comunque ricordato che gli autori antichi non disponevano né di archivi né di carte geografiche affidabili, per cui gli studiosi moderni devono tener conto di un ampio margine di incertezza.

Alcuni studiosi mettono inoltre in discussione la connessione tra il vangelo e la persecuzione, identificata con la persecuzione di Nerone a Roma, affermando che la persecuzione era diffusa, sebbene sporadica oltre i confini della città di Roma.

Il frammento di papiro detto 7Q5 e ritrovato a Qumran potrebbe essere, stando ad alcune interpretazioni, il più antico frammento del Vangelo secondo Marco, essendo non posteriore al 62, ma l'identificazione è discussa.

Vi sono differenti opinioni riguardo alla data di composizione del Vangelo secondo Marco. La maggior parte degli studiosi concordano con l'ipotesi delle due fonti, secondo la quale il Vangelo secondo Marco fu una delle fonti degli altri due vangeli sinottici (il Vangelo secondo Luca e il Vangelo secondo Matteo): secondo questa teoria il limite superiore per la composizione di Marco dipende dalle date di composizione degli altri due vangeli. Per quanto riguarda il limite inferiore, gran parte degli esegeti biblici moderni concordano per una data non antecedente alla conquista romana di Gerusalemme e alla distruzione del Secondo tempio.[3][22][23][24][25][26][27]

La datazione all'anno 70 è basata su di un possibile riferimento alla distruzione del Tempio di Gerusalemme avvenuta in quell'anno e contenuta in 13,14-24, un brano noto come "piccola apocalisse". Utilizzando i metodi della critica biblica moderna, volti a scoprire la cornice storica in cui il testo biblico è stato scritto, gli studiosi hanno trovato corrispondenze tra questo brano e le calamità della prima guerra giudaica (66 – 70).[28] La "piccola apocalisse" predice che il Tempio di Erode sarebbe stato distrutto completamente, e ciò fu quello che fecero le truppe del generale romano Tito nel 70, dopo la conquista della città.[29] Gli studiosi hanno anche sottolineato come l'ultimo versetto della Parabola dei vignaioli omicidi (12,9) alluda all'uccisione degli Ebrei e al loro esilio da Gerusalemme imposto dai Romani[30] (secondo gli storici gli Ebrei furono esclusi da Gerusalemme solo dopo la rivolta di Bar Kokhba).[31] Altri esegeti aggiungono che il riferimento, contenuto in 14,58-59, alla falsa accusa che Gesù avrebbe minacciato di distruggere il tempio e ricostruirlo in tre giorni come, invece, un riferimento alla distruzione del tempio avvenuta effettivamente nel 70.[32]

Esistono comunque altre datazioni, oltre a quella comunemente accettata che fa risalire il vangelo ad un periodo immediatamente successivo al 70. Due papiriologisti, il gesuita spagnolo José O'Callaghan e lo storico tedesco Carsten Peter Thiede, hanno suggerito di identificare un frammento di papiro delle dimensioni di un francobollo, trovato in una cava a Qumran e noto come 7Q5, come un frammento di Marco 6,52-53, cosa che, secondo i proponenti, dimostrerebbe che la composizione e la diffusione del vangelo sarebbero antecedenti all'anno 68.[33] La maggior parte dei papiriologisti, però, non concordano con questa identificazione.[34] John Robinson, in Redating the New Testament, propone una datazione ancora anteriore: Robinson accetta la priorità marciana ma, datando il Vangelo secondo Luca e gli Atti degli Apostoli ad una data non successiva al 62, sposta la datazione del Vangelo secondo Marco alla metà degli anni 50.[35] Altri esegeti ritengono invece che il vangelo venne redatto poco prima del 70[36]. Un piccolo numero di studiosi, tra cui il tedesco Hermann Detering, propongono infine una datazione del Vangelo secondo Marco al II secolo: secondo loro, la "piccola apocalisse" è un riferimento agli eventi della rivolta di Bar Kokhba del 132-135, che collimerebbero meglio col testo rispetto agli eventi della Prima guerra giudaica del 70.[37]


L'interpretazione maggiormente diffusa vuole Marco un vangelo di stampo ellenistico, scritto principalmente per degli ascoltatori parlanti la lingua greca e residenti nell'Impero romano, le tradizioni ebraiche sono infatti spiegate, a beneficio dei non-giudei (7,1–4; 14,12; 15,42); parole e frasi in aramaico sono sciolte dall'autore, come nel caso di ταλιθα κουμ (talitha koum, 5,41), κορβαν (Corban, 7,11) e αββα (abba, 14,36).

Oltre alle influenze ellenistiche, l'autore del "Vangelo secondo Marco" fa uso dell'Antico Testamento nella forma in cui era stato tradotto in lingua greca, la Septuaginta, come nel caso dei brani 1,2, 2,23–28, 10,48b e 12,18–27; si noti anche il confronto tra 2,10 e Daniele 7,13–14. Coloro che intendono mostrare il lato non-ellenistico di Marco notano passaggi come 1,44, 5,7 ("Figlio dell'Altissimo Dio"; si veda Genesi 14,18–20), 7,27, e 8,27–30. Questi brani indicherebbero che gli ascoltatori di Marco avevano mantenuto almeno una parte della loro cultura ebraica e che il vangelo sarebbe meno ellenistico di quanto appare.

Possibili legami del "Vangelo secondo Marco" con il "Satyricon" di Petronio Arbitro [modifica]

Sono state recentemente avanzate alcune ipotesi concernenti possibili legami fra il Vangelo di Marco e il Satyricon di Petronio, scritto fra 64 e 65.

Tali legami confermerebbero naturalmente una data antica della composizione di questo Vangelo.

Diverse sono le analogie riscontrate: oltre all'episodio della crocifissione contenuto nella novella della matrona di Efeso, agli accenni alla resurrezione e all'eucarestia sparsi nel testo, spicca fra gli altri il legame fra l'unzione di Betania 14,3 e l'unzione compiuta con un'ampolla di nardo da parte di Trimalcione, uno dei protagonisti dell'opera di Petronio. In particolare, lo strano carattere funebre che la cena di Trimalcione a un certo punto assume, rivelerebbe un intento parodistico che si inquadrerebbe nel clima persecutorio nei confronti dei cristiani, tipico degli anni di composizione del Satyricon, che sono gli stessi in cui si verifica la persecuzione di Nerone (di cui Petronio è consigliere).[38]

La tradizione dei manoscritti ha portato nel tempo ad avere diverse versioni dello stesso testo. Sebbene gran parte delle differenze tra versione e versione riguardino l'ortografia delle parole o l'ordine di queste all'interno della frase, alcune differenze cambiano il significato del testo. Un esempio è il primo versetto del Vangelo secondo Marco (1,1), che è stato tramandato in due diverse lezioni (versioni): la maggior parte dei manoscritti di Marco, tra cui il Codex Vaticanus del IV secolo, hanno il testo "figlio di Dio";[39] tre importanti manoscritti – Codex Sinaiticus (01, א; IV secolo), Codex Koridethi (038, Θ; IX secolo), e il Minuscolo 28 (XI secolo) – non hanno questo testo.[40] Nel suo Textual Commentary on the Greek New Testament, Bruce Metzger afferma che «Poiché la combinazione di B D W a sostegno di [figlio di Dio] è molto forte, non si è ritenuto opportuno omettere interamente queste parole, eppure a causa dell'antichità della versione breve e della possibilità dell'ampliamento dello scriba, si è deciso di includere le parole tra parentesi quadre».

Le interpolazioni possono non essere intenzionali: è caso comune che glosse scritte a margine del manoscritto siano incorporate nel testo quando questo viene copiato. Esempi di questo genere sono oggetto di discussione, ma un esempio del genere potrebbe essere 7,16, che non è presente nei manoscritti più antichi. Anche errori di composizione e revisioni successive possono contribuire alla creazione di varianti. Ad esempio, in 1,41, un lebbroso si avvicina a Gesù pregandolo di guarirlo: i manoscritti più antichi (del tipo testuale occidentale) dicono che Gesù si arrabbiò col lebbroso, mentre versioni successive (del tipo testuale bizantino) indicano che Gesù mostrò compassione. Le traduzioni moderne seguono la lezione dei manoscritti più recenti, che potrebbe essere stata originata da una confusione delle parole aramaiche.[41]

A partire dal XIX secolo, i critici testuali hanno generalmente affermato che i dodici versetti finali del "Vangelo secondo Marco" (il cosiddetto "finale lungo", 16,9-20), che descrive le apparizioni di Gesù risorto ai discepoli, sono una aggiunta posteriore al vangelo.

Marco 16,8 termina con la tomba vuota di Gesù, senza ulteriori spiegazioni.

Gli ultimi dodici versetti mancano nei manoscritti più antichi[42] e il loro stile è differente da quello tipico di Marco, suggerendo che si tratti di un'aggiunta successiva. Una manciata di manoscritti presentano un "finale corto" posto dopo 16,8, ma prima del "finale lungo", che esiste da solo in uno dei codici in latino antico, il Codex Bobiensis. In totale, entro il V secolo sono attestati quattro diversi finali. Probabilmente il "finale lungo" ebbe inizio come un riassunto delle prove a favore della resurrezione di Gesù e della missione divina degli apostoli, basata sugli altri vangeli;[43] fu probabilmente composto all'inizio del II secolo e incorporato nel vangelo a metà o alla fine dello stesso secolo.[43]

Per quanto riguarda le testimonianze antiche, Ireneo di Lione, attorno al 180, citò un brano del finale lungo, specificando che si trattava di una parte del Vangelo secondo Marco: «Inoltre, verso la fine del suo vangelo, Marco dice: "così, dopo che il Signore Gesù ebbe parlato loro, fu assunto in cielo, e siede alla destra di Dio"».[44] Il teologo del III secolo Origene di Alessandria citò le storie della risurrezione in Matteo, Luca e Giovanni, mentre non citò nulla di Marco successivo al versetto 8, cosa che suggerisce che la sua copia terminava in quel punto; Eusebio di Cesarea e Sofronio Eusebio Girolamo affermano entrambi che la maggioranza dei testi che potevano consultare omettevano il finale lungo.[45]

L'autore di Marco potrebbe aver terminato il proprio racconto improvvisamente col versetto 8, oppure il vangelo potrebbe essere incompiuto, o, infine, il finale originale potrebbe essere andato perduto; i critici sono divisi di fronte a queste possibilità.[46] Coloro che ritengono che 16,8 non sia stato o non dovesse essere l'ultimo versetto notano che sarebbe sintatticamente molto strano se il testo terminasse con la congiunzione γαρ, come invece fa Marco 16,8,[47] come pure sarebbe tematicamente strano se un testo che annuncia una "buona novella" terminasse con una punta di paura (εφοβουντο γαρ, "poiché avevano paura").[48]

La Lettera di Mar Saba, scoperta da Morton Smith nel monastero di Mar Saba e pubblicata nel 1973, è una lettera attribuita a Clemente di Alessandria, al cui interno è presente l'unico riferimento al Vangelo segreto di Marco. Secondo quanto riportato nella lettera, l'evangelista Marco avrebbe composto un'altra versione del proprio vangelo, riservandola a pochi eletti.

Sebbene la maggior parte degli studiosi di Clemente reputino lo stile della lettera compatibile con quella del teologo alessandrino, molti studiosi ritengono la lettera un falso moderno e dubitano dell'esistenza del Vangelo segreto.[49][50] Altri studiosi, però, sia accademici (storici e filologi) che teologi (ebraici, cristiani, agnostici e atei), considerano scarsa la probabilità che si tratti di un falso e ritengono il Vangelo segreto di Marco un testo autentico.[51] Se sia da includere nella storia del Vangelo secondo Marco e, in tal caso, in che punto è ancora oggetto di dibattito.

Ruolo nella soluzione del problema sinottico [modifica]

Un importante problema della critica biblica del Nuovo Testamento è quello dei rapporti tra i vangeli sinottici: questo problema, detto problema sinottico, riguarda l'ordine di composizione dei tre vangeli e le rispettive fonti.

Gli studiosi moderni concordano in generale con una qualche versione della teoria delle due fonti, secondo la quale il Vangelo secondo Marco fu composto per primo e poi fu una delle fonti del Vangelo secondo Luca e del Vangelo secondo Matteo. Questo principio, che prende il nome di "priorità marciana", fu proposto per la prima volta da G.Ch. Storr nel 1786 e si diffuse nell'ambito della critica biblica all'inizio del XIX secolo. Un indicatore dell'uso di Marco come fonte di Matteo e Luca è il fatto che questi ultimi due vangeli concordano nei dettagli della vita di Gesù che riprendono da Marco (come l'episodio del battesimo di Gesù), mentre sono in genere in disaccordo riguardo agli episodi che non si trovano in Marco (come le narrazioni sulla nascita di Gesù, le genealogie e le apparizioni dopo la resurrezione).[52]

La teoria delle due fonti suppone che Matteo e Luca abbiano utilizzato come fonte anche una raccolta, andata persa, di detti di Gesù, raccolta che prende il nome di fonte Q. La maggior parte dei sostenitori della teoria delle due fonti ritengono che non vi siano relazioni tra Marco e Q; ad esempio, Udo Schnelle, secondo il quale «una connessione diretta tra Marco e Q deve essere considetata improbabile»,[53] ricerca connessioni indirette attraverso la tradizione orale;[54] al contrario, pochi studiosi, come Burton Mack, ritengono che l'autore del Vangelo secondo Marco conosceva almeno in parte Q:[54] «una miriade di punti interessanti in cui le cosiddette sovrapposizioni tra Marco e Q mostrano l'uso da parte di Marco del materiale di Q per i propri scopi narrativi».[55]

A complicare ulteriormente la questione, negli ultimi anni sono state formulate diverse ipotesi volte a risolvere alcuni problemi sollevati dalla teoria delle due fonti e che ipotizzano l'esistenza di altre fonti per Marco; è stato ipotizzato che l'autore di Marco abbia dato un ordine e una trama al materiale trovato nelle sue fonti, aggiungendo anche materiale parentetico: Daniel J. Harrington ha scritto che «Marco aveva a propria disposizione vari tipi di tradizioni: detti, parabole, controversie, storie di guarigioni e altri miracoli, e probabilmente una narrazione della passione. Alcune di queste tradizioni sono state raggruppate: le controversie (Marco 2,1-3,6), le parabole sui semi (Marco 4,1-34), i miracoli (Marco 4,35-5,43), eccetera. Marco diede un ordine e una trama a questi detti e fatti, li unì con passaggi di collegamento, e aggiunse commenti parentetici a favore dei suoi lettori».[56] Altri studiosi hanno sostenuto che il Marco canonico sia il risultato di un'armonizzazione di vangeli, in quanto composto da fonti pre-marciane antiochene e asiatiche che si ritrovano anche in Matteo e Luca rispettivamente.[57]

L'opera marciana è scritta in lingua greca, ma presenta indubbi influssi semitici (semitismi), ed è caratterizzata dalla presenza di vari latinismi.

Il lessico si presenta privo di ricercatezza stilistica e la sintassi è tipica del linguaggio popolare. Lo stile del vangelo è vivace e simile alla lingua parlata, anche per l'utilizzo del presente storico e del discorso diretto.

Un tema centrale del Vangelo secondo Marco è l'identità di Gesù come Figlio di Dio: essa ricorre in punti strategici come 1,1 («Inizio del vangelo di Gesù Cristo [Figlio di Dio]»)[15] e 15,39 («E il centurione che era lì presente di fronte a Gesù, avendolo visto spirare in quel modo, disse: "Veramente, quest'uomo era Figlio di Dio!"»).[15]

Ma la locuzione "Figlio di Dio" non è presente nella lezione originale del Codex Sinaiticus in 1,1 e alcuni studiosi sostengono che questo sia un indizio a favore dell'attribuzione di "Figlio di Dio" a Gesù solo a seguito del suo battesimo, e dell'affioramento in Marco di un punto di vista adozionistico.[42] L'adozionismo è una cristologia che sostiene che il Padre adottò Gesù come Figlio, in opposizione al trinitarianesimo, secondo il quale il Figlio è stato in eterno con il Padre. Il Vangelo secondo Luca e il Vangelo secondo Matteo rappresentano Gesù come Figlio di Dio sin dalla nascita, mentre il Vangelo secondo Giovanni assume un Figlio esistente «in principio». L'adozionismo era una corrente diffusa nella Chiesa delle origini, ma fu dichiarata eretica alla fine del II secolo.[58]

L'unica esplicita menzione del significato della morte di Gesù in Marco compare in 10,45, dove Gesù afferma che «il Figlio dell'uomo non è venuto per essere servito, ma per servire, e per dare la sua vita come prezzo di riscatto [lutron] per molti [anti pollōn]».[15] Secondo alcune interpretazioni, questo sarebbe un riferimento alla quarta canzone del servo del Libro di Isaia, con lutron che si riferisce al «sacrificio per il peccato»[15] (53,10) e anti pollōn al Servo che «ha portato i peccati di molti»[15] (53,12).[59] La parola greca anti significa «al posto di», e indica una morte sostitutiva.[60]

Quello di Marco, con le sue circa 11.230 parole, è il più corto dei vangeli.

A differenza di Matteo e Luca, Marco non riporta alcuna informazione sulla vita di Gesù prima del suo ministero. Il racconto marciano infatti non accenna all'episodio della natività, come in Matteo (1,18-2,12) e Luca (2,1-20), né fa menzione della genealogia di Gesù (Matteo 1,1-17 e Luca 3,23-38). In Marco non compare neanche il Padre nostro, riportato dagli altri sinottici.

Fatta eccezione per una cinquantina di versetti, l'intero contenuto del Vangelo secondo Marco è riportato dagli altri sinottici. Dei 662 versetti totali di Marco, 406 sono in comune con Matteo e Luca, 145 con il solo Matteo e 60 con il solo Luca.

In Marco 14,50-52 si racconta che la sera dell'arresto di Gesù, un fanciullo fosse là ad osservare il tutto. Quando i discepoli fuggirono, per non farsi arrestare anch'essi, solo questo bambino ebbe il coraggio, o il candore, di seguire i soldati che trascinavano Gesù. Egli era «coperto soltanto con un lenzuolo; e lo afferrarono; ma egli, lasciando andare il lenzuolo, se ne fuggì nudo» (Marco 14,52).

Alcuni studiosi hanno ipotizzato che il fanciullo fosse Marco stesso, che quindi avrebbe riportato nel suo scritto questo momento; secondo altri commentatori, l'evangelista volle rimarcare con questo episodio la solitudine di Gesù nel momento della passione.[61]

Note:

1.^ a b c Harris, Stephen L., Understanding the Bible. Palo Alto: Mayfield. 1985.
2.^ a b Bernd Kollmann, Joseph Barnabas (Liturgical Press, 2004), page 30.
3.^ a b Kirby Peter. Early Christian Writings: Gospel of Mark. 2001-2007. URL consultato il 15 gennaio 2008.
4.^ 2,10 (Gesù; ai dottori della legge), 2,28 (Gesù; ai Farisei), 8,31 (Gesù via Marco, ai discepoli), 8,38 (Gesù; ai discepoli e alla folla di Cesarea), 9,9,12 (Gesù via Marco; a Pietro, Giacomo e Giovanni), 9,31 (Gesù; ai discepoli), 10,33 (Gesù; ai discepoli), 10,45 (Gesù; ai discepoli), 13,26 (Gesù; a Pietro, Giacomo, Giovanni, e Andrea), 14,21 (Gesù; ai discepoli), 14,41 (Gesù; a Pietro, Giacomo e Giovanni), 14,62 (Gesù; al sommo sacerdote con i preti, gli anziani e i dottori della legge)
5.^ verbatim in 3,11 (spiriti maligni; a Gesù), 5,7 ("Legione", gli spiriti maligni; a Gesù), 15,39 (il centurione alla crocefissione); implicito nel contesto in 1,11 (voce dal cielo; a Giovanni Battista), 8,38 (Gesù come escatologia; ai discepoli e alla folla), 9,7 (voce da una nube; ai discepoli), 12,6 (Gesù come parabola; agli alti sacerdoti, scribi e anziani), 13,32 (Gesù come escatologia; ai discepoli), 14,61 (Gesù; all'alto sacerdote); presente in alcuni manoscritti in 1,1 (l'autore marciano come personaggio dell'introduzione; al lettore)
6.^ 1,1 (autore marciano; al lettore), 8,29 (Pietro; a Gesù), 9,41 (Gesù; a Giovanni), 12,35 (Gesù; ad una grande folla), 13,21 (Gesù; a Pietro, Giacomo, Giovanni e Andrea, v. 33), 14,61-62 (Gesù; al sommo sacerdote), 15,31 (alti sacerdoti e dottori della legge; a sé stessi per scherno)
7.^ 1,43-45 (guarigione; al lebbroso), 3,12 (identità del Figlio di Dio; agli spiriti maligni), 5,43 (resurrezione di una ragazza; ai discepoli e ai genitori della ragazza), 7,36 (guarigione; al guarito e ad alcune persone), 8,30 (identità come Messia; a Pietro e a discepoli non meglio identificati), 9,9 (identità come Figlio di Dio; a Pietro, Giacomo e Giovanni); secondo alcuni manoscritti 8,25 (guarigione del cieco; al guarito).
8.^ Ireneo, Contro le eresie, 3.1, 10.6.
9.^ a b Citato in Eusebio, 6,14
10.^ Tertulliano, Contro Marcione, 4,5
11.^ A. Wikenhauser-J. Schmid, Introduzione al Nuovo testamento, Paideia 1981, p. 259
12.^ Schnelle, p.200.
13.^ Brown et al., pp. 596-97.
14.^ Si veda il Bauer lexicon, per esempio σπεκουλατορα ("soldato della guardia", 6,27), ξεστων (corruzione greca di sextarius, "sestario", 7,4), κοδραντης ("moneta", 12,42), κεντυριων ("centurione", 15,39, 15,44–45).
15.^ a b c d e f Traduzione Nuova Riveduta.
16.^ Dennis Nineham, Saint Mark, p. 193.
17.^ Ehrman, The New Testament, p. 74.
18.^ Lee Martin McDonald, Stanley Porter, Early Christianity and its Sacred Literature, p. 286.
19.^ Complete Gospels, Robert J. Miller ed., 1992. Nota di traduzione al versetto 7,31: «L'orientamento geografico di Marco sembra confuso in questo punto, in quanto Tiro è a sud di Sidone: tornare al Mare di Galilea [...] da Tiro implicherebbe normalmente un viaggio verso nord di Sidone, non a sud-est attraverso la regione delle città gentili della Decapoli». Nota di traduzione ai versetti 9,2-8: «[...] Ancora una volta Marco fornisce ai propri personaggi un paesaggio simbolico appropriato per il momento, senza dover specificare troppo i dettagli geografici». Nota di traduzione ai versetti 5,1-20: «L'ambientazione di questo episodio a Gerasa, a trenta miglia dal lago, ha causato diverse "correzioni" nella tradizione manoscritta [...]». Nota di traduzione ai versetti 3,13-19: «Gesù condusse il suo gruppo su di una montagna non identificata. Marco crea un ambiente evocativo a piacere (spazi vuoti, una montagna, il mare, "la sua casa" o "la casa"), senza riguardo per continuità narrativa o per la plausibilità...».
20.^ Cfr. E.P. Sanders, Gesù. La verità storica, Mondadori 1995 (tit. orig. The Historical Figure of Jesus).
21.^ Ben-Sasson, p. 254-256.
22.^ Achtemeier, Paul J. (1991-). "The Gospel of Mark". The Anchor Bible Dictonary 4. New York, New York: Doubleday. 545. ISBN 0385193629. Link visitato il 2008-01-16.
23.^ John P. Meier, A Marginal Jew, New York, New York, Doubleday, 1991, v.2 955–6. ISBN 0-385-46993-4
24.^ Randel Helms, Who Wrote the Gospels?, Altadena, California, Millennium Press, 1997, pp. 8. ISBN 0-9655047-2-7
25.^ Robert W. Funk; Roy W. Hoover, and the Jesus Seminar, The five Gospels: the search for the authentic words of Jesus: new translation and commentary, New York, New York, Macmillan, 1993. ISBN 0-02-541949-8
26.^ John Dominic Crossan, The historical Jesus: the life of a Mediterranean Jewish peasant, San Francisco, California, HarperSanFrancisco, 1991. ISBN 0-06-061629-6
27.^ Robert H. Eisenman, James the Brother of Jesus: The Key to Unlocking the Secrets of Early Christianity and the Dead Sea Scrolls, Penguin Books, 1998, pp. 56. ISBN 0-14-025773-X
28.^ A.H. McNeile, An Introduction to the Study of the New Testament, Oxford, University Press, 1927, Chap. II part 2 The Synoptic Gospels - 2. Date. ISBN
29.^ Giuseppe Flavio, Guerra giudaica VI; si noti che il Muro del pianto, che esiste ancora oggi, non era parte del tempio vero e proprio ma della più vasta struttura sul quale il tempio e altri edifici erano stati costruiti.
30.^ Joel Marcus, The Way of the Lord: Christological Exegesis of the Old Testament in the Gospel of Mark, Continuum International Publishing Group, 2004, pp. 115. ISBN 0-567-08266-0
31.^ Ben-Sasson, p. 334.
32.^ M. Goguel, Introduction au Nouveau Testament, Paris, Ernst Leroux, 1925, 373 f.. ISBN
33.^ Brown 164
34.^ A. R. Millard, Reading and Writing in the Time of Jesus, NYU Press, 2000, pp. 56. ISBN 0-8147-5637-9 «C.P. Thiede si appoggiò alla papirologia, alla statistica e alla microscopia forense per tentare di provare la posizione di o'Callaghan, senza però convincere la maggioranza dei principali specialisti.».
35.^ John Robinson, Redating the New Testament, p. 352.
36.^ "[...] malgrado più di un esegeta ritenga che Marco scriva poco prima del 70", in G. Theissen, che pure sostiene una datazione successiva, Il Nuovo Testamento, Carocci, 2003.
37.^ Detering, Hermann (Fall 2000). The Synoptic Apocalypse (Mark 13 par): A document from the time of Bar Kokhba. Journal of Higher Criticism 7 (2): 161–210. URL consultato il 14 gennaio 2008.
38.^ I. Ramelli, Petronio e i Cristiani, in Aevum (70, 1996), p. 75.
39.^ La traduzione potrebbe essere equivalentemente "il figlio di Dio" o "un figlio di Dio", secondo la grammatica greca.
40.^ Novum Testamentum Graece
41.^ In aramaico ethraham significa "ebbe compassione" e ethra'em "si arrabbiò" (Wieland Willker. A Textual Commentary on the Greek Gospels. Vol. 2: Mark, p.41 (PDF) in TCG 2007: An Online Textual Commentary on the Greek Gospels, 5th ed.. URL consultato il 9 gennaio 2008.)
42.^ a b Ehrman, Misquoting Jesus.
43.^ a b May, Herbert G., e Bruce M. Metzger, The New Oxford Annotated Bible with the Apocrypha. 1977.
44.^ Ireneo, Contro le eresie 3.10.5-6; si veda Marco 16,19.
45.^ Wieland Willker. A Textual Commentary on the Greek Gospels. Vol. 2b: The various endings of Mk (PDF) in TCG 2006: An Online Textual Commentary on the Greek Gospels, 4th ed.. URL consultato il 6 luglio 2006.
46.^ Christopher Price. The Missing Ending of the Gospel of Mark in Christian Colligation of Apologetics Debate Research & Evangelism: Answering Skeptics. ChristianCADRE.org. URL consultato il 6 luglio 2006.
47.^ Mark 16 - Parallel Greek New Testament - HTML Bible by johnhurt.com
48.^ N.B. Stonehouse, The Witness of Matthew and Mark to Christ (1944) pp. 86-118; J.B. Tyson, Journal of Biblical Literature 80 (1961) pp. 261-268. P. W. van Horst, "can a Book end with GAR? A note on Mark 16:8", in Journal of Theological Studies, new series 23 (1972) pp. 121-124.
49.^ Carlson, Stephen C., The Gospel Hoax - Morton Smith's Invention of Secret Mark, Baylor University Press, 2005. ISBN 1-932792-48-1
50.^ Jeffery, Peter, The Secret Gospel of Mark Unveiled: Imagined Rituals of Sex, Death, and Madness in a Biblical Forgery, Yale University Press, 2006. ISBN 0-300-11760-4
51.^ Grafton, Anthony. "Gospel Secrets: The Biblical Controversies of Morton Smith." The Nation. January 26, 2009. Grafton fa riferimento al libro Morton Smith and Gershom Scholem, Correspondence 1945-1982. Guy G. Stroumsa, ed. Boston: Brill Academic Publishers, 2008. ISBN 90-04-16839-7
52.^ Funk, Robert and the Jesus Seminar, The Acts of Jesus: The Search For The Authentic Deeds Of Jesus, HarperSanFrancisco, 1998. "Birth & Infancy Stories", pp. 497-526.
53.^ Schnelle, p. 195.
54.^ a b Kirby, Peter. "The Lost Sayings Gospel Q." Early Christian Writings. 2006. 2 febbraio 2006 .
55.^ Mack, pp. 177–179.
56.^ Brown et al., p. 597.
57.^ Rolland, Philippe. "Marc, premiere harmonie evangelique?" Revue Biblique 90:23-79 (1983); "The first gospels: A new look at the synoptic problem". Lectio Divina 116, Paris: Cerf. (1984) [1]
58.^ «Gesù era visto o come l'uomo che Dio aveva scelto, che la Divinità o lo Spirito di Dio era andato ad abitare, e che, dopo essere stato messo alla prova, fu adottato da Dio e investito dell'autorità suprema (cristologia adozionista); oppure era considerato un essere spirituale celeste (il più grande dopo Dio) che si incarnò, e poi tornò in cielo dopo il completamento del suo compito sulla terra (cristologia pneumatica)». Adolf von Harnack, History of Dogma [2]
59.^ Lindars, Barnabas. "Salvation Proclaimed, VII: Mark 10:45 – A Ransom for Many" Expository Times 93 [1982], 293.
60.^ Ladd, George Eldon. A Theology of the New Testament (Grand Rapids: Eerdmans, 1987), 188.
61.^ C. Mazzucco, "L'arresto di Gesù nel Vangelo di Marco", in Rivista biblica n. 35 (1987), pp. 257-282.

Bibliografia [modifica]
(EN) H.H. Ben-Sasson, A History of the Jewish People, Harvard University Press, 1976, ISBN 0-674-39731-2
(EN) Raymond Edward Brown, et al., The New Jerome Biblical Commentary, Prentice Hall, 1990.
(EN) Bart Ehrman, The New Testament. A Historical Introduction to the Early Christian Writings, Oxford University Press, 2003.
(EN) Bart Ehrman, Misquoting Jesus: The Story Behind Who Changed the Bible and Why, HarperSanFrancisco, 2005. ISBN 0-06-073817-0
Ernst, Josef, Il Vangelo secondo Marco, Morcelliana, Brescia 1991 ISBN 88-372-1425-1. Traduzione italiana Gesù non l'ha mai detto: Millecinquecento anni di errori e manipolazioni nella traduzione dei vangeli, Arnoldo Mondadori Editore, 2007.
(EN) Burton Mack, 1993. The Lost Gospel: The Book of Q and Christian origins, HarperSanFrancisco.
Juan Mateos e Fabio Camacho, Il Vangelo di Marco: analisi linguistica e commento esegetico, Cittadella, Assisi 1997 ISBN 88-308-0612-9
Rudolf Pesch (a cura di), Il vangelo di Marco. 1, Paideia, Brescia, 1980
(EN) Udo Schnelle, 1998. The History and Theology of the New Testament Writings (M. Eugene Boring trad.), Minneapolis: Fortress Press, 1998.

Voci correlate [modifica]
Marco 16:9-20
Problema sinottico
Priorità marciana
Vangelo segreto di Marco

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Collegamenti esterni [modifica]
Bibbia CEI (Conferenza Episcopale Italiana, 1971)
Kirby, Peter. "Gospel of Mark." Early Christian Writings. 2006. 2 febbraio 2006 .
Audiolettura integrale dell'opera Traduzione a cura di Giovanni Luzzi



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